Costruire un dialogo tra scienza e religione è oggi possibile ed è necessario per una ragione che voglia cercare la verità
giovedì 29 novembre 2012
"Una macchina può pensare?" La domanda di Turing è ancora valida oggi?
Il 2012, che si avvia ormai a concludersi, è stato anche l'Anno del centenario della nascita di Alan Mathison Turing (Londra 1912- Manchester, 7 giugno 1954), brillante logico e matematico inglese molto noto perché con il suo genio ha elaborato e anticipato molti dei concetti e delle idee che sono alla base della computer science e dell'Intelligenza Artificiale, basti ricordare qui la famosa
macchina di Turing.
Un celeberrimo articolo di Turing, pubblicato sulla rivista Mind nel 1950 aveva come titolo "Computing machinery and intelligence" in cui si chiedeva se "una macchina può pensare" e proponeva un test per verificarlo, mettendo di fronte un essere umano che interroga una 'macchina intelligente'.
Come è spiegato bene da Giulia Bonelli, il test è molto semplice: "una macchina e una persona si trovano in due stanze diverse, e rispondono a turno ad alcune domande formulate da una seconda persona". Nel test - basato sul gioco dell'imitazione - l’intervistatore non deve essere in grado di distinguere la macchina dall’essere umano, e la macchina deve riuscire a convincerlo di essere un uomo anziché una donna (o viceversa). Se queste due condizioni sono rispettate allora il test è superato e la macchina (il computer) ha vinto sull'uomo.
Al di là del valore attuale del test di Turing, il punto su cui vorrei soffermarmi è la domanda e il suo significato. L'uomo e la macchina come si differenziano? Il pensiero della macchina è o può diventare come il pensiero umano?
Senza entrare nei dettaglia del valore del Test di Turing e del programma dell'Intelligenza Artificiale nella sua versione più forte, mi pare che, se anche trovassimo una macchina (un computer) che 'pensa', ossia che ragiona e si comporta così bene tanto da ingannare l'essere umano che gli sta di fronte, in realtà si tratterrebbe di un esperimento molto parziale, che non potrebbe dirsi in alcun modo riuscito, per almeno due motivi.
Il primo, e forse il più immediato, è che quella macchina, per quanto intelligente sia, è stata costruita dall'uomo, che l'ha programmata in base alla sua intelligenza e quindi non è qualcosa di paragonabile all'uomo essendo comunque un suo 'prodotto'.
Il secondo punto è che l'uomo non è riducibile alla sua intelligenza o al suo pensiero, intesi come 'ragione' e 'capacità di rispondere' a delle domande in modo valido, ovvero logicamente consequenziale o perché quanto dice sono informazioni corrette. Turing era un logico matematico, e quindi pensava che l'uomo è ragione e che la macchina 'per diventare uomo' doveva essere intelligente e dotata quindi di ragione.
Senza nulla togliere al valore di Turing e alle sue eccezionali intuizioni, l'uomo non potrà mai essere posto sullo stesso piano e a confronto con le macchine o, oggi, i robot. Infatti, ben oltre la ragione, l'uomo ha una sua dimensione 'altra' che non è alternativa alla ragione, né in contrasto con essa, ma che invece la completa in modo necessario e fa dell'essere umano la creatura unica e straordinaria tra tutti gli esseri viventi.
Certamente la ragione c'è, ed è fondamentale, ma cosa sarebbe un uomo senza fantasia, emozioni, sentimenti, capacità di relazionarsi con gli altri e, soprattutto, senza la sua capacità di auto-comprendersi, di trascendere sé stesso? Sarebbe un uomo estremamente 'povero', diremmo senz'anima, tanto che Blaise Pascal (un altro anniversario importante del 2012) aveva scritto nei suoi Pensées "L'uomo è solo una canna, la più fragile della natura; ma una canna che pensa" (n. 370). E, come spiega bene José Maria Galvan "Ci sono aspetti della persona umana che non sono traducibili totalmente in processi algoritmici, sono ad esempio quei processi guidati da una causalità finale, come le decisioni morali. [...] Un robot può fare gesti che assomigliano ad una carezza, ma non sarà mai una 'carezza'".
Qualcuno potrà forse ricordare a questo punto, però, che "il sonno della ragione genera mostri" e che la ragione è quindi ciò che permette all'uomo di non 'smarrirsi' una volta abbagliato e confuso da passioni, vizi, ideologie e così via, che vanno contro l'uomo stesso e che possono portarlo anche all'autodistruzione.
Quello che si deve ribadire è che la ragione dell'uomo certamente non deve addormentarsi, ma che nel contempo la ragione assoluta porta ugualmente a creare dei 'mostri'.
Il razionalismo estremo porta alla nascita di forme di assolutismo e di rigorismo che negano all'uomo la libertà e la possibilità di sognare, inventare, credere e di lasciare che il pensiero possa dare vita ai grandi progetti e alle grandi opere che, non a caso, sia nel regno naturale sia nel campo dell'artificiale, sono sovente definite sbalorditive, incredibili e in una parola geniali, come geniale era senz'altro lo stesso Turing che aveva concepito il 'suo' test.
lunedì 19 novembre 2012
Al fisico Ugo Amaldi il Premio Internazionale Cultura Cattolica 2012
Venerdì
scorso, 16 novembre, è stato assegnato a Ugo Amaldi, professore di
fisica a Firenze e a Milano, dal 1973 senior scientist al CERN
di Ginevra e promotore, nel 1992 a Pavia, della Fondazione TERA per
l'utilizzo delle particelle pesanti nella cura di tumori
radioresistenti, il Premio Internazionale Medaglia d'Oro al merito della Cultura Cattolica, ormai giunto alla sua 30esima edizione.
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| Libro pubblicato nel XXV anniversario |
E' la prima volta che questo importante riconoscimento - istituito dalla Scuola di Cultura Cattolica di don Didimo Mantiero a Bassano del Grappa (Vicenza) nel 1983 per premiare personalità eminenti che si siano impegnate per promuovere in qualsiasi campo la cultura cattolica secondo l'espressione di Giovanni Paolo II "fare della fede cultura"- viene attribuito ad uno scienziato, dopo personaggi autorevoli quali ad esempio l'allora cardinale Joseph Ratzinger nel 1992, i cardinali. Ruini, Scola, Biffi e Caffarra, don Luigi Giussani, Michael Novak, Augusto del Noce, Cornelio Fabro, Eugenio Corti, Ettore Bernabei e Riccardo Muti.
Per
questa ragione il premio attributo a Amaldi, che è un premio e un riconoscimento al dialogo tra scienza e fede, è di estrema rilevanza e
vale la pena riportare la motivazione: "Scienziato
di fama internazionale, Ugo Amaldi è anche uomo di profonda fede.
Il suo
amore per la scienza, per la verità e per l’uomo appaiono sempre
saldamente ancorati alla fiducia nello Spirito Santo.
Non a caso i difficili dibattiti di questi anni su scienza e fede lo
hanno visto tra i principali protagonisti. La sua competenza, il suo
rigore rispetto a un concetto di ragione “ampio” e mai riduttivo,
la sua straordinaria capacità di rendere comprensibili anche i
problemi più intricati della fisica contemporanea fanno di lui uno
dei testimoni più eloquenti, anche se discreti, di quanto la cultura cattolica sia oggi viva e vitale".![]() |
| E.Amaldi (al centro) |
Ugo Amaldi - figlio di Edoardo (1908 - 1989) uno dei 'ragazzi di via Panisperna' di Enrico Fermi -, è uno scienziato credente a cavallo tra il XX e il XXI secolo, un testimone luminoso del dialogo tra scienza e fede che ha saputo realizzare nella sua vita di uomo e scienziato una piena unità di vita incarnando appieno le due dimensioni da tanti considerate come alternative se non in contrasto.
In un'intervista, pubblicata su "Il Sussidiario", il premiato ha spiegato: "Penso che si possa integrare la razionalità scientifica con la fede che poi è espressione di quella che io chiamo ragionevolezza sapienziale e trova le sue radici nei libri sacri, nell'esperienza di vita dei santi, nella rivelazione. Sono due aspetti diversi del nostro stesso intelletto, che si coniugano con la ragione filosofica portandoci a guardare il mondo in modo unitario. In tal modo si può costituire una visone della realtà tale che il problema scienza-fede non si pone".
Don Didimo Mantiero (1912-1991) , dal cui carisma sono nate la Scuola di
Cultura Cattolica di Bassano del Grappa e altre feconde iniziative -
affermava "Non volli mai essere uno
qualunque
né adagiarmi in un quieto vivere che rompe mai la regola, che non
viene meno a quell'apparente rispetto che qualche volta rasenta il
servilismo. Volli fare di me un uno".
E
questa unità è data soltanto dalla verità, dal volerla cercare,
dal trovarla e dal riconoscerla.
Ancora don Mantiero spiegava: "Nella verità, la ragione dell'uomo trova finalmente la sua dimensione, allora essa si apre. E mentre la verità rende possibile la comunione, la comunione rende possibile la verità. [...] Allora la comunione è completa quando le persone sono riuscite a capire che amore e verità e vita sono la stessa cosa, che sono infiniti, che sono Gesù Cristo, che noi siamo dentro questa Persona. Allora la comunione tra le persone è veramente la sorgente della vita, della luce, della ricchezza".
Ancora don Mantiero spiegava: "Nella verità, la ragione dell'uomo trova finalmente la sua dimensione, allora essa si apre. E mentre la verità rende possibile la comunione, la comunione rende possibile la verità. [...] Allora la comunione è completa quando le persone sono riuscite a capire che amore e verità e vita sono la stessa cosa, che sono infiniti, che sono Gesù Cristo, che noi siamo dentro questa Persona. Allora la comunione tra le persone è veramente la sorgente della vita, della luce, della ricchezza".
E, come si può anche evincere dalla lettura della Lectio Magistralis tenuta la sera di venerdì alla consegna del premio, Ugo Amaldi è stato un "uno" sostenendo e testimoniando l'unità armoniosa di fede e scienza.
domenica 11 novembre 2012
Benedetto XVI: c'è un' "urgente necessità del costante dialogo e cooperazione" tra scienza e fede. E ... perché?
"Nella grande impresa umana di cercare di schiudere i misteri dell'essere umano e dell'universo, sono convinto dell'urgente necessità del costante dialogo e cooperazione fra il mondo della scienza e quello della fede nel costruire una cultura del rispetto dell'uomo, della umana dignità e libertà, del futuro della nostra famiglia umana e dello sviluppo sostenibile a lungo termine del nostro pianeta. Senza questo scambio, le grandi questioni dell'umanità lasciano l'ambito della ragione e della verità, e sono abbandonate all'irrazionale, al mito, o all'indifferenza, con grave danno per l'umanità stessa, per la pace del mondo e il nostro destino ultimo".
Con queste parole lo scorso 8 novembre, Benedetto XVI si è rivolto ai partecipanti alla sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, dal titolo "Complessità e analogia nella scienza: aspetti teorici, metodologici ed epistemologici".
Penso che non pochi,
leggendo il titolo del post e riportato anche su diversi giornali e agenzie di stampa si siano
istintivamente chiesti: "Perché questo dialogo sarebbe così
urgente e necessario?" . La risposta è data dallo stesso
Pontefice, ma forse a qualcuno non appare del tutto convincente.
Essendo impossibile spiegare le ragioni in modo approfondito - per
questo rimando ad esempio al libro intitolato appunto Fede e Scienza. Un dialogo necessario di Benedetto XVI - J.Ratzinger (a cura di U. Casale), Lindau, Torino 2010 - propongo un
esempio "pratico".
Guardate questo
brevissimo video (90 secondi) parte del progetto Symphony of Science del musicista John D. Boswell - apparso su diversi siti web nei giorni scorsi e pare gradito a molti - in
cui si riassume la storia del mondo, dal
Big Bang alla conquista dello spazio (14 miliardi di anni):
Dopo
averlo visto le domande che vi potreste porre sono. "E' un bel
video, con un'ottima colonna sonora e immagini fantastiche ... ma la storia del mondo così com'è presentata che senso ha?",
"Perché è accaduto tutto questo nell'universo e sulla Terra e perché l'uomo ha fatto tutto questo a che scopo?", "Cosa
accadrà nel futuro e come sarà la fine del mondo e dell'universo?"
o ancora "Prima del Big Bang cosa è accaduto, che cosa c'era?", "Quando apparve l'uomo realmente?" e infine "La vita
sulla Terra è apparsa per caso o no, e come è nata?"
Per questa ragione, possiamo dire che scienza e fede devono collaborare, devono dialogare, forse attraverso la mediazione della filosofia, per dare un senso alla scienza stessa e a quello che può scoprire.
lunedì 5 novembre 2012
La Cina vieta l'espianto degli organi dai corpi dei detenuti giustiziati: "atto immorale e non sostenibile"
E'
stata resa pubblica lo scorso 2 novembre, giorno tradizionalmente
dedicato al ricordo dei defunti nella religione cristiana, la notizia
che il governo cinese ha - finalmente - vietato l'espianto di organi dai condannati a morte giustiziati a partire dall'anno prossimo, per
arrivare a stabilire un nuovo sistema di reperimento degli organi
entro i prossimi cinque anni definito dall'università di Hong Kong e
dalla Croce Rossa.
Purtroppo,
pare che questo modo di procurarsi gli organi per il trapianto fosse
molto diffuso (nel 2009 due terzi degli organi trapiantati
provenivano da detenuti giustiziati) e ben radicata nel paese dei
mandarini: la Cina con 10.000 trapianti l'anno è il secondo paese
del mondo dopo gli Stati Uniti e, nel contempo, è al primo posto nel
mondo per le esecuzioni capitali secondo i dai ufficiali (che Amnesty
International
giudica però molto più bassi del reale).
Tale situazione era da tempo ben nota anche in Occidente: già nel
2005 Huang Jiefu, vice ministro alla Salute, aveva ammesso che la
maggior parte degli organi per i trapianti sono di condannati a
morte. Si
trattava, in poche parole, di un vero e proprio mercato degli organi,
'venduti' anche attraverso i siti internet dei centri di trapianto
cinesi, con tanto di tariffario e tempistica per avere l'organo
'desiderato' (rene, fegato, cuore, ecc.). I 'clienti' erano ricchi
cinesi, sovente residenti all'estero e a Hong Kong, giapponesi,
coreani, ma anche americani. Proprio
questo successo dei trapianti "made
in China"
aveva portato al crescere dei sospetti e delle proteste, tanto che il governo cinese negli ultimi anni aveva emanato alcuni 'regolamenti' che richiedevano il
consenso scritto dei donatori, che i trapianti fossero eseguiti solo
in ospedali e con medici specializzati e aveva chiesto agli stessi medici
di aderire ad un codice etico che li impegnasse a rispettare i principi
dell'arte etica.
La
notizia dell'abolizione di tale pratica è buona per un duplice
motivo. Innanzitutto, prelevare gli organi dai condannati a morte (talvolta accelerando l'esecuzione delle condanne per via della richiesta...) senza il consenso del condannato né della famiglia è
assolutamente contrario alla dignità della vita umana e di ogni
persona, di qualsiasi età, razza o sesso, indipendentemente dagli
atti compiuti, anche se contrari alla morale o alla legge, pentendosi
o meno. La dignità 'ontologica' di un uomo è e rimane sempre tale,dal concepimento fino alla morte, e ognuno, anche se colpevole di delitti
e condannato giustamente deve essere sempre
rispettato, sia in vita sia da morto (anche il cadavere di un uomo
conserva una sua dignità).
Non è ammissibile
considerare il corpo del condannato giustiziato come un materiale a
disposizione,
che può fornire i 'pezzi di ricambio' per una logica di mercato che
va al di là di ogni genere di solidarietà umana. Il fine - avere un
organo da trapiantare ad una persona molto malata - in Cina le
richieste sono un milione e mezzo all'anno - non giustifica i mezzi
utilizzati per raggiungerlo.
Benedetto XVI nel 2008 dichiarò:
"Eventuali
logiche di compravendita degli organi, come pure l'adozione di
criteri discriminatori o utilitaristici, striderebbero talmente con
il significato sotteso del dono che si porrebbero da sé fuori gioco,
qualificandosi come atti moralmente illeciti".
Inoltre,
il fatto importante è che forse in Cina si sta iniziando a
comprendere che si devono rispettare i diritti umani, al di là di
esigenze di ordine economico, sociale o secondo visioni politiche e
ideologiche e indipendentemente dal riconoscere o meno una dimensione trascendente,
dal professare o meno una fede. L'espianto degli organi dai corpi dei detenuti è stato definito un "atto immorale e non sostenibile" dal dott. Wang Haibo, Direttore del centro nazionale di ricerca per i trapianti del ministero della salute: tale dichiarazione è
importantissima e forse può aprire un dibattito su altre pratiche
cinesi che sono senz'altro definibili immorali e non sostenibili.
Probabilmente,
anche la pressione dei mass media ha influito nel creare una
crescente opposizione a un tale metodo e a mantenere alta una certa
attenzione sulla questione. Si
può citare l'inchiesta della BBC nel 2006 e la recentissima
pubblicazione di qualche mese fa di un libro-denuncia dal titolo State Organs: Transplant Abuse in China (a
cura di D.Matas e Dr. T. Trey, Seraphim Editions).
Per questa ragione, vale la pena
di continuare a parlare del rapporto tra scienza e religione ma non
soltanto, di scienza e etica e di scienza e società, perché sia
sempre ribadita la necessità di "fare una scienza per l'uomo"
nella sua integralità, senza svantaggiare la parte più debole o
calpestare i diritti dei più poveri e deboli a vantaggio dei ricchi
e dei più forti.
martedì 30 ottobre 2012
Werner Arber, Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, al Sinodo: "la conoscenza scientifica e la fede sono, e devono rimanere, elementi complementari del nostro sapere orientativo". E la notizia fa scalpore...
Al
Sinodo dei vescovi sulla Nuova Evangelizzazione appena conclusosi, ha
suscitato un certo interesse l'intervento del 12 ottobre, durante
l'ottava congregazione generale, dal titolo "Riflessioni sulle relazioni tra le scienze e la fede religiosa" del prof. Werner
Arber (Premio Nobel per la Medicina nel 1978 e professore di microbiologia al Biozentrum di Basilea (Svizzera), Presidente della
Pontificia Accademia per le Scienze dal dicembre 2010.
La
notizia è però che alcuni giornali e siti web/blog di orientamento non cattolico e talvolta contrario, hanno manifestato un certo
stupore nel riportare il contenuto del discorso di Arber,
considerando quanto affermato dal Premio Nobel una svolta importante
nel riconoscere il valore della scienza per l'umanità e in
particolare l'evoluzione biologica come un fatto scientifico.
Per quanto riguarda l'evoluzione, di nuovo lo stesso Pontefice aveva
affermato in altra occasione che "Oggi,
circa mezzo secolo dopo la pubblicazione dell’Enciclica (Humani Generis di Pio XII, 22 agosto1950), nuove conoscenze conducono a non considerare più la teoria
dell’evoluzione una mera ipotesi. È degno di nota il fatto che
questa teoria si sia progressivamente imposta all’attenzione dei
ricercatori, a seguito di una serie di scoperte fatte nelle diverse
discipline del sapere. La convergenza, non ricercata né provocata,
dei risultati dei lavori condotti indipendentemente gli uni dagli
altri, costituisce di per sé un argomento significativo a favore di
questa teoria"
(22 ottobre 1996, Messaggio ai Partecipanti alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze). Infine, come non citare la "settimana di studio", svoltasi nel 2006 a Castelgandolfo, che vide invitati da Benedetto XVI alcuni studiosi , suoi ex-studenti, proprio per dibattere su "Creazione ed Evoluzione"?Senza dubbio, Werner Arber, ha l'autorevolezza e il merito di avere espresso alcuni punti fondamentali in modo chiaro e semplice, offrendone un'ottima sintesi davanti ad una platea così vasta e importante: speriamo che, superata la "freschezza" della notizia e archiviato il Sinodo, quanto ha affermato il prof. Arber sia ricordato e possa costituire un punto di non ritorno anche nei dibattiti mediatici e nei confronti, talvolta, accesi e senza 'fine' tra rappresentanti della scienza e quelli della religione, visti sempre come due opposte fazioni in perenne controversia.
La
reazione così positiva al discorso di Werner Arber, applaudita, ad
esempio, da Telmo Pievani il 22 ottobre scorso sul Corriere della Sera, che ha elogiato Arber per il suo coraggio per l'importante
'svolta', pur ponendo l'enfasi sull'accettazione dell'evoluzione
darwiniana - quando in realtà Arber ha parlato dell'evoluzione come
chiave di lettura generale e ha ben chiarito nella sua relazione che
oltre alla selezione naturale "una molteplicità di diversi
meccanismi specifici può contribuire alla generazione di nuove
varianti genetiche" -, fa
riflettere molto. Oggi è necessario che oltre ai
Pontefici, ai teologi e ai filosofi, siano i laici, e in particolari
gli scienziati, a parlare del rapporto tra scienza e fede e a
spiegare ai propri colleghi, non di rado atei o agnostici, come non
vi sia alcuna contrapposizione. E' infatti più facile che siano ascoltati e
compresi e riescano efficacemente a porsi sullo stesso piano di discussione, iniziando a ragionare su scienza e fede. A questo
riguardo può essere utile ritornare a leggere il post pubblicato la
settimana scorsa proprio su questo argomento...
lunedì 22 ottobre 2012
L'Anno della Fede: una tappa obbligata e 'a richiesta' per progredire nel dialogo tra scienza e fede
Nell’anno
della
Fede -
iniziato ufficialmente l'11 ottobre scorso - non
potrà assolutamente mancare una
riflessione
sul dialogo tra scienza e fede. Nel Motu Proprio, lettera apostolica con il quale Benedetto XVI ha indetto l'Anno della Fede, si legge:
“La
fede, infatti, si trova ad essere sottoposta più che nel passato a
una serie di interrogativi che provengono da una mutata mentalità
che, particolarmente oggi, riduce l’ambito delle certezze razionali
a quello delle conquiste scientifiche e tecnologiche. La Chiesa
tuttavia non ha mai avuto timore di mostrare come tra fede e
autentica scienza non vi possa essere alcun conflitto perché
ambedue, anche se per vie diverse, tendono alla verità”.
Già
nel 1988, Giovanni Paolo II si era soffermato sulla sfida che
rappresenta l'impegnarsi nel dialogo tra scienza e fede - in una lettera inviata a Padre George Coyne S.J., allora Direttore della
Specola Vaticana - e si era chiesto: “E'
pronta la comunità delle religioni del mondo, la Chiesa inclusa, ad
entrare in un dialogo sempre più approfondito con la comunità
scientifica, un dialogo che, salvaguardando l'integrità sia della
religione sia della scienza, promuova allo stesso tempo il progresso
di entrambe? E' preparata ora la comunità scientifica ad aprirsi al
cristianesimo e anzi a tutte le grandi religioni del mondo, per
lavorare insieme a costruire una cultura che sia più umana e in
questo modo più divina? Abbiamo l'ardire di rischiare con l'onestà
e col coraggio che tale compito richiede? Dobbiamo chiederci se
scienza e religione contribuiranno all'integrazione della cultura
umana più che alla sua frammentazione. E' una scelta obbligata che
ci riguarda tutti”.
Certamente,
il dialogo fra scienza e fede richiede un notevole sforzo da ambedue
le parti per la sua evidente complessità e le difficoltà di vario
tipo del passato e del presente, ma non è possibile 'farne a meno'
se vogliamo che la conoscenza umana continui a progredire guardando
al bene dell'uomo nella sua dimensione integrale. Negli
ultimi tempi, l'aspetto da sottolineare è che sono sempre di più
gli scienziati che sentono la necessità di un'apertura alla
dimensione spirituale e trascendente e auspicano un 'intervento'
della religione dove la scienza non può arrivare.
Ad esempio, Paul Davies, astrofisico e divulgatore scientifico, affermava già una dozzina di anni fa (2000): “Al nostro ingresso in un nuovo
secolo probabilmente destinato ad essere dominato da formidabili
progressi scientifici e tecnologici, il bisogno di una guida
spirituale sarà più forte che mai. La scienza da sola non può
provvedere adeguatamente ai nostri bisogni spirituali, ma qualsiasi
religione che rifiuti di abbracciare la scoperta scientifica
difficilmente sopravviverà nel XXII secolo. Nel XXI secolo la
religione ha di fronte sfide straordinarie”.
Più
recentemente, Francis Collins, genetista e direttore del Progetto
Genoma Umano e dal 2009 membro della Pontificia Accademia delle Scienze, ha scritto ne' Il
linguaggio di Dio (2006):
“Il
significato dell'esistenza umana, la realtà di Dio, la possibilità
di una vita nell'aldilà e molte altre questioni spirituali sono
fuori dalla portata del metodo scientifico; è tempo d'invocare una
tregua nella lotta tra scienza e spirito. La scienza non è
minacciata da Dio, né è arricchita. Ed è assolutamente certo che
Dio non è minacciato dalla scienza, perché è stato lui a renderla
possibile. Dunque, cerchiamo di recuperare insieme il solido terreno
di una sintesi soddisfacente, a livello sia intellettuale, sia
spirituale, di tutte le grandi verità”.
L'Anno della Fede può essere una tappa-chiave per far
progredire il dialogo tra scienza e fede - e più in generale quello fra ragione e fede - e rispondere così a una delle sfide più importanti del XXI secolo, come Benedetto XVI ha affermato in più occasioni. Anche questo piccolo blog - nato proprio all'inizio
dell'Anno della Fede - vorrebbe provare a dare un suo contributo,
“ragionando su scienza & religione”...sabato 13 ottobre 2012
Il Nobel alla ricerca sulle cellule staminali adulte, un premio alla scienza per l'uomo
Il 7
ottobre è stato assegnato a Stoccolma il Premio Nobel per la medicina 2012 a due
ricercatori, il britannico John Gurdon e al giapponese Shinya Jamanaka, per il loro lavoro sulle cellule staminali adulte (Adult Stem Cells) e
in particolare perché “le loro scoperte – si legge nella
motivazione del premio – hanno rivoluzionato la nostra comprensione
della maniera in cui le cellule e gli organismi si sviluppano». I
due scienziati, lavorando in modo autonomo, ma complementare, hanno dato un contributo fondamentale alla ricerca
sulle staminali adulte, perché, prima dei loro studi, si pensava che solo dalle embrionali si potessero ottenere le cellule 'pluripotenti' (Induced Pluripotent Stem Cells) che permettono lo sviluppo di qualsiasi tessuto.
E' stato definito subito il 'premio alle cellule staminali etiche' per
distinguere bene questa ricerca da quella concorrente sulle cellule
staminali embrionali (Embryonic Stem Cells) che non può essere approvata dalla Chiesa perché queste ultime si ottengono necessariamente distruggendo embrioni umani vivi (sia che siano creati apposta, sia che siano abbandonati come 'resti'
dei processi di fecondazione artificiali in vitro) e, quindi, tale
tecnica implica che si commetta un male per ottenere un bene e, come si
sa, “il fine non giustifica i mezzi”. Da diversi anni il
Magistero della Chiesa si è espresso chiaramente su questo tema e in
particolare nella “Dichiarazione sulla produzione e sull'uso scientifico e terapeutico delle cellule staminali embrionali umane”
(24 agosto 2000), elaborato dalla Pontificia Accademia della Vita, si trovano ben spiegati i problemi etici connessi all'utilizzo delle cellule staminali embrionali. Inoltre, da un punto di vista strettamente scientifico e medico, sono da ribadire

alcuni aspetti molto importanti, ma forse non ancora del tutto noti all'opinione pubblica: le cellule staminali adulte garantiscono una maggiore stabilità rispetto a quelle embrionali e quindi, nei soggetti trattati, l'insorgenza di tumori è meno probabile. Inoltre, l'estrazione delle cellule adulte è assai meno complessa rispetto a quella delle cellule embrionali, specialmente nel caso in cui si debbano prima creare gli embrioni in vitro da cui estrarle. Infine, l'utilizzo e la ricerca basata sulle staminali adulte ha già dato alcuni risultati terapeutici positivi e documentati e appare un campo di ricerca tra i più promettenti dei prossimi anni mentre, al momento, stentano molto quelli ottenuti attraverso la ricerca con le embrionali.
Per
queste ragioni, il Nobel a Gurdon e Yamanaka ha ricevuto il plauso dei cattolici, ma è rilevante soprattutto perché è un premio alla
scienza che, mirando giustamente a procurare benefici per la società,
agisce sempre rispettando l'uomo e la sua dignità, a qualsiasi grado
di sviluppo sia, compreso quello embrionale, perché una scienza
della e per la vita non può prescindere dalla vita stessa, se non
andando contro natura. Scienza e religione non possono essere più che d'accordo...
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